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Formare per il futuro: i modelli che funzionano tra scuola e lavoro
Il 15 aprile 2026, a Parma, si è tenuto il convegno “Formazione e competenze per il futuro della filiera della carta, della stampa e della trasformazione Made in Italy”, promosso dalla Federazione Carta e Grafica nell’ambito della Giornata Nazionale Made in Italy e di Paper Week. Ospitato alla Casa della Musica, l’evento ha riunito imprenditori, direttori d’azienda, rappresentanti delle associazioni di categoria e responsabili della formazione per confrontarsi su uno dei nodi più urgenti del settore: come avvicinare i giovani a una filiera che è, a tutti gli effetti, alta tecnologia e valore Made in Italy.
Tra i relatori, Paolo Zaninelli — Responsabile Didattico dell’area Carta e Cartotecnica del Training Campus Istituto Salesiano San Zeno di Verona e Responsabile Didattico dell’Associazione Formazione Cartaria (AFC) — ha portato un contributo diretto e operativo: quali modelli formativi funzionano meglio oggi per costruire un collegamento efficace tra scuola, formazione tecnica e inserimento in azienda?

Imparare facendo, non solo studiando
Il primo elemento chiave è l’apprendimento esperienziale. Per Zaninelli, non basta trasmettere conoscenze teoriche su chimica della cellulosa o meccanica delle macchine: la formazione deve nascere dall’incontro diretto con i problemi reali del lavoro. Questo significa laboratori congiunti tra scuole e aziende, dove il sapere tecnico viene condiviso sul campo; project work su problematiche concrete vissute in cartiera o in scatolificio, dove gli studenti sviluppano soluzioni reali; stage concepiti non come semplice osservazione, ma come momento di applicazione e valorizzazione delle competenze.
“Un’azienda senza stagisti risulta poco interessante, senza innovazione e senza futuro”, ha sottolineato Zaninelli. Senza un confronto generazionale vivo, si rischia di perdere quei vantaggi competitivi che rendono unica la filiera italiana.
Il modello duale e gli ITS: la via più efficace
Tra tutti i percorsi, la formazione duale e gli ITS — Istituti Tecnologici Superiori — rappresentano per Zaninelli il modello più efficiente in termini di inserimento lavorativo. L’alternanza rafforzata permette di costruire percorsi in cui teoria e pratica si intrecciano fin dall’inizio. L’apprendistato di alta formazione va ancora oltre: consente al giovane di essere già dipendente mentre completa il ciclo di studi, costruendo da subito un legame identitario con l’azienda. Non si forma per il mercato in astratto, ma per un contesto lavorativo reale e specifico.
Raccontare il settore per farlo scegliere
C’è un problema che precede la formazione: molti giovani non scelgono questo settore perché non lo conoscono, o perché ne hanno un’immagine superata. Zaninelli ha indicato strumenti concreti per cambiare questa percezione. Il docufilm “Mattia fa le scatole: storie di giovani in fabbrica” — proiettato nel corso del convegno e realizzato con il patrocinio della Federazione Carta e Grafica — è uno di questi: mostra la realtà moderna, tecnologica e sostenibile del packaging e della stampa. Ma serve anche un orientamento attivo, che porti le storie di successo del settore direttamente nelle scuole medie e superiori, per far capire che la cartotecnica è innovazione, non arretratezza.

Hard skills e soft skills: due facce dello stesso professionista
L’ultima dimensione riguarda il profilo del lavoratore che il mercato oggi richiede. Non basta formare tecnici competenti: serve formare professionisti capaci di gestire relazioni, lavorare in team, navigare la complessità organizzativa. A questo si aggiungono le nuove competenze green e digitali — dall’economia circolare all’automazione industriale — e una consapevolezza crescente sul valore del welfare e della previdenza di settore, come testimonia la presenza al convegno del Fondo Byblos. Formare i giovani significa anche prepararli a costruire un percorso professionale stabile e di lungo termine.
Il contributo di Zaninelli al convegno di Parma restituisce una visione precisa: la formazione che funziona non è quella che insegna in aula e poi spera che il resto arrivi da sé. È quella che mette il giovane dentro la realtà del lavoro il prima possibile, con strumenti strutturati, relazioni vere tra scuole e aziende, e una narrazione del settore che ne mostri tutto il potenziale.
Un approccio che è, da sempre, uno degli elementi fondamentali dell’Istituto Salesiano San Zeno.
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